Giovane di rara bellezza nella Catania fascista e conformista del primo dopoguerra, Antonio Magnano è noto per essere un impareggiabile seduttore. Ma dopo tre anni di nozze con la bellissima e candida figlia di un facoltoso notaio, il bell’Antonio vede la sua fama offuscarsi: il presunto focoso amante di tante donne, si macchia di un’onta impossibile da lavare in una società in cui un uomo, se non è capace di “farsi onore” con una donna, diventa « peggio di uno straccio per i piedi». E alla stregua di uno straccio egli verrà trattato quando confesserà la sua impotenza, un difetto fisiologico e psicologico che nella parabola di Vitaliano Brancati diventa una disperata reazione nei confronti di una mentalità che erige la virilità a valore assoluto. Amaro e sarcastico, comico e drammatico insieme, Il bell’Antonio può essere letto come l’allegoria dell’infelicità di vivere in un ambiente che nasconde sotto l’ossessione per il sesso un vuoto profondo.