Capolavoro « di sogno e di fumo», il Don Chisciotte è un libro misterioso e molteplice. Chi è il narratore saggio e bugiardo che ha creato la trama, i personaggi, i colori, le ombre, la filosofia, la psicologia, le variazioni di « questa storia gravissima, altisonante, dolce e immaginata»? Con garbo, discrezione, ironia, buffoneria, menzogna, sincerità, Miguel de Cervantes gioca con questa domanda per tutto il romanzo, e più gioca e più la risposta si fa sfuggente e segreta. In pagine luminose e di straordinaria leggerezza Pietro Citati ci guida con mano sicura tra le infinite pieghe del Don Chisciotte. Ci fa vedere, fulmineamente condensate in pochi capoversi, le immortali peripezie del Cavaliere dalla Trista Figura e di Sancio Panza, il fido scudiero. Ma soprattutto ci rammenta la radicale ambiguità del Don Chisciotte, un libro mobilissimo, inquieto, flessibile, che è stato il modello di tanti libri scritti negli ultimi quattro secoli, sebbene i loro autori abbiano sempre saputo che non sarebbero mai riusciti a imitarlo.